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#7DayReviewChallenge – Oneplus 5T: Recensione del Mo5Tro di Blippo

  1. blippo
    Donut Dec 3, 2017

    blippo , Dec 3, 2017 :


    DAY 1 — UNBOXING DAY
    GIORNO 1 — UNBOXING
    Premetto che non sonoun fanboy né uno a cui qualsiasi pezzo di tecnologia metti davanti impazzisce e urla per l’hype. La mia sarà una recensione basata sulle mie prime impressioni e sugli aspetti che secondo me vadano curati nella costruzione di un prodotto completo. Una recensione probabilmente non completissima, né che soddisferà la fame di chi aspetta un plauso a tutto tondo dello smartphone in questione, semplicemente perché non esiste uno smartphone perfetto. Quello adatto a me e alle mie esigenze non necessariamente coincide con quello di tutti.


    Il pacco è arrivato con un leggero ritardo dovuto alle latitudini in cui sono ubicato, ma questo l’avevo messo in conto: dove mi trovo io, tutto arriva con due o tre giorni di ritardo rispetto a quanto dichiarato, ormai ci ho fatto l'abitudine.


    Ma bando alle ciance e veniamo all’unboxing vero e proprio.

    Ben avvolto dall'envelope del corriere è giunto questo anonimo parallelepipedo di cartone, all'interno del quale ho trovato il bumper sandstone sul quale tornerò in seguito — , una pellicola in vetro temperato, e il 1+5t, nel suo meno anonimo ed elegante contenitore.

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    La protezione sandstone è stata una scelta dettata da questioni romantiche: il 5t è il mio secondo device OnePlus. Il primo fu un OnePlus One che, ahimè, era buggato, brickato e già di fabbrica andava in bootloop (qui le tristi prove). Dopo essere riuscito ad aggiudicarmi un invito con salti mortali e giravolte, e dopo interminabili tentativi, aiutato da altrettanto pazienti e lontani omini cinesi (non so se ricordate com'era OnePlus agli inizi), i suddetti omini decidono di aprire un ticket per difetti hardware e decidono di mandarmi uno smartphone sostitutivo in cambio di quello buggato.
    Per quanto fossero piccini e agli inizi, riuscì a ricevere la sostituzione in circa un mesetto, ma per quanto agognassi toccare quella scocca gripposa, non ebbi il coraggio di aprire la scatola del sostituto, ed in meno di mezza giornata fu venduto.

    Da allora non ho mai più toccato un Oneplus. Impaurito dal poter acquistare un altro OnePlus fallato, ho optato prima per uno smartphone che all'epoca costava poco più di un 1+1 (LG G3), poi ad un top cameraphone (Galaxy S7), telefono che ho tuttora e che, fin quando era rimasto sulla 6.0.1 era ancora un buon pezzo di tecnologia, con i suoi pro e i suoi contro (diciamo che l'acquisto era stato fatto esclusivamente per la potente fotocamera. A parte le performance decenti, c'erano parecchie falle dal punto di vista dell'usabilità, leggi: tasti fisici / lettore di impronte). Quando ho visto la presentazione del 1+5T ho pensato di dargli un'opportunità, anche se c'erano alcune cose che non mi convincevano, e delle quali parlerò più approfonditamente nella sezione dedicata al design.

    E così quando ho visto che avevo l'opportunità di prendere cover e vetro temperato spendendo solo 2 euro in più rispetto al prezzo di vendita (già basso) del solo smartphone, con l'offerta Early Bird del primo giorno di vendita, mi sono fiondato sulla tanto amata cover sandstone.

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    Un'altra piacevole sorpresa è stato il packaging del vetro temperato.
    Incredibile la cura nella realizzazione di un prodotto che di solito viene considerato “di second'ordine”. In una confezione cartonata apribile a libro, si trova, a destra il vetro temperato avvolto in una protezione di plastica da imballaggio, e a sinistra in tre alloggiamenti posti verticalmente, in alto un piccolo panno in microfibra con tanto di logo OnePlus, in mezzo un aggeggio in plastica dura per rimuovere le bolle, anche questo inutilmente ma piacevolmente elegante e provvisto di logo, e in basso un adesivo per rimuovere la polvere, il pezzo più anonimo del pacchetto.

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    Ed eccoci arrivati al pezzo grosso.
    Il contenitore si apre, come dire, a mò di scatola cinese, con la parte alta che avvolge completamente l’alloggiamento inferiore. Una volta aperta la scatola ci si ritrova davanti il OnePlus 5T in tutta la sua semplice e minimalistica bellezza. Al di sotto di esso, nella forma a conchiglia – in parte di una plastica soft touch molto piacevole – troviamo un cartoncino apribile contenente una cover in plastica morbida trasparente ma leggermente opacizzata grigia, e a sua volta all’interno di essa possiamo trovare un altro contenitore più piccolo in cartone che contiene la Quick Start Guide, il pin per estrarre il carrello delle SIM, un libricino misterioso contenente Safety Information e un bellissimo fogliettino con ben tre diversi adesivi (un grosso logo 1+, un piccolo “Shot on OnePlus” e un medio NEVER SETTLE). Al di sotto di esso ci sono il DASH Charger e il cavetto DASH avvolto circolarmente e tenuto insieme da alcune clip bianche di plastica che sono impossibili da rimettere insieme al cavo. Il connettore USB-C è protetto da un cappuccetto in plastica morbida trasparente.

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    Ed ecco qui, il Mo5Tro (Bea5T in inglese) in tutta la sua bellezza (e potenza).

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    A domani con la recensione su Design e Display!
     
    Last edited: Dec 5, 2017

    #1
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  2. blippo
    Donut Dec 4, 2017

    blippo , Dec 4, 2017 :
    DAY 2 — DESIGN/DISPLAY DAY
    GIORNO 2 — DESIGN/DISPLAY

    Note dolenti e grandi qualità tutte insieme nello stesso prodotto. È possibile?
    A giudicare da quel che vedo nelle mie mani sì. Non fraintendetemi, il OnePlus 5T è uno smartphone costruito in maniera direi impeccabile. La scocca e tutti i componenti sono perfettamente ed uniformemente messi insieme sapientemente. C'è un ma? Forse.
    Dal mio punto di vista ci sono alcune piccole cose che avrebbero potuto far meglio, ma di questo ve ne parlerò in seguito.

    Passiamo prima ai grandi sì del 5T: la costruzione come già detto, ma anche l'inclusione di alcuni piccoli dettagli che fanno davvero la differenza rispetto ai top di gamma più blasonati, rei di aver seguito mode che vanno a togliere funzionalità piuttosto che metterle, come dire:​

    Guardate questa nuova caffettiera! È più bella rispetto a quella dell'anno scorso perché gli abbiamo tolto il manico. Come la prendete quando è bollente? Compratevi la presina specifica da 150 euro!

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    Tra tutti i pregi del design del OnePlus 5T il primo che mi viene in mente è appunto l'inclusione dell'ormai moribondo jack per le cuffie. Sono d'accordo, è vero che magari un giorno si raggiungerà una qualità del suono equiparabile tramite connessione senza fili, ma al momento il paragone non regge. Ma a prescindere dalla qualità del suono, non è meglio avere l'opportunità di scegliere se usare auricolari o cuffie tradizionali piuttosto che bluetooth/wifi? Se il trend va verso quella direzione — l'eliminazione totale del jack per le cuffie — non è detto che sia il trend giusto. Ricordatevi questa frase perché me ne servirò più in là non per lodare, ma per criticare uno degli aspetti più discussi e fondamentali in questo smartphone.

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    Altro grande pregio di questo device è l'ergonomia. Si, è scivolosetto senza cover, ma non quanto altri top di gamma. Si tiene bene in mano, e la famosa horizon line dà l'impressione di stringere in mano uno smartphone molto più sottile di quello che effettivamente è, che è già molto, forse troppo, anche di questo parlerò nella sezione dei "no".

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    E che dire dei tasti fisici? Aaah! Una soddisfazione incredibile poter stringere lo smartphone tra le mani e poter trovare subito i tasti dove devono essere. Sono molto più comodi del mio Galaxy S7, uno smartphone di 5 pollici, molto più piccolo. Devo essere sincero, dopo aver visto che i tasti volume erano posti sulla sinistra dello schermo avevo storto un po' il naso. Mi sono dovuto ricredere, sono comodissimi per le mie mani (né piccole né troppo grandi/lunghe). E la costruzione è anche qui impeccabile, incredibile come siano perfettamente incastonati nella scocca e come i click si sentano sotto le dita in modo deciso. Tra questi, un plauso a parte va fatto per il selettore delle modalità audio, zigrinato ed a tre posizioni. Non è raggiungibilissimo, ma fa il suo dovere, visto che l'alternativa è entrare nei menu sullo smartphone.

    Il sensore di impronte è anche esso una bella sorpresa. Non avevo mai utilizzato uno smartphone con il sensore posto sul retro. Il sensore dell'S7 a confronto sembra una cosa di un secolo fa. Riusciva a riconoscere il dito si e no 4 volte su 10, se andava bene. Questo non solo è una scheggia ma è posto perfettamente dove cade il dito indice. La velocità e la precisione è incredibile a confronto col mio vecchio smartphone. Sono rimasto molto affezionato e in un certo senso mi manca il sistema utilizzato sull'LG G3/G4, dove non solo il lettore di impronte (per il G4 soltanto) ma anche il tasto di accensione e quelli del volume erano tutti posti sul retro della scocca. Ciò rendeva incredibilmente facile maneggiare lo smartphone.

    E veniamo alle note dolenti.

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    Per quanto mi riguarda OnePlus ha perso un’opportunità incredibile. Quella di distinguersi davvero: se si tiene il jack per le cuffie, perché non lasciare anche il rapporto di forma dello schermo come quello del modello precedente e restringere lo stesso i bordi?
    Questa scelta dettata dal mercato della rincorsa al pannello in 18:9 o 2:1 è a mio avviso stupida. Avrei preferito di gran lunga un buon vecchio 16:9, sempre di 6 pollici, sempre in FHD. Con questi schermi stretti e lunghi in pratica non si ha quasi nessun vantaggio quando si stringe il telefono in mano in portrait mode. La larghezza del display OnePlus 5T è impercettibilmente maggiore del mio 5” Galaxy S7. Per chi come me che usa lo smartphone quasi principalmente per fare photo editing (chi lo farà mai? :p) e per navigare, i 18:9 sono quasi inutili. Almeno non si è scelto di fare i bordi curvi, che è una trovata alquanto pacchiana per quanto mi riguarda.
    Per carità, il display è bello, molto bello. È luminoso e la possibilità di poter scegliere la calibrazione dello schermo su sRGB è per me una manna dal cielo, dato che le foto che importo dalla mia mirrorless sono per lo più scattate in questo profilo colore.
    Ma anche qui, sono state fatte grosse cose insieme ad altre un po’ così così: la luminosità dello schermo automatica non tiene il livello impostato. Se si lascia su automatico e si mette il livello, per esempio, a metà, dopo un po’ ci si ritrova con la luminosità settata al minimo.

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    Ritornando allo spessore dello smartphone: io sono uno di quelli che pagherebbe anche molto di più per uno smartphone che a discapito del peso e dello spessore possa durare giorni senza bisogno di ricariche. Optando per una batteria più grande si sarebbe potuto ovviare a due problemi in uno: quello appunto, più ovvio, della maggiore durata della batteria, ma anche quello della fotocamera, che sarebbe potuta essere a filo con la scocca. Qua invece di diminuire il bump lo si è aumentato rispetto al modello precedente, cosa che non mi piace affatto, soprattutto perché rende quel punto dello smartphone molto più vulnerabile agli urti, oltre che poco omogeneo dal semplice punto di vista del design.

    Al di là delle scelte non del tutto condivisibili, questo smartphone si lascia apprezzare, e in fin dei conti lo si usa con piacere. Pur sacrificando alcune scelte che avrebbero potuto farmi gridare al miracolo, e utilizzando un design non originalissimo, il OnePlus 5T è un ottimo prodotto, uno smartphone ben costruito, con un display che coniuga l'efficienza energetica (essendo un FHD+ e non un QHD) con la qualità dell'Amoled.

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    Last edited: Dec 7, 2017

    #2
  3. blippo
    Donut Dec 5, 2017

    blippo , Dec 5, 2017 :
    DAY 3 — CAMERA DAY
    GIORNO 3 — FOTOCAMERA​
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    Siamo forse nel giorno più critico della #7DayReview. La fotocamera del OnePlus 5T è l’aspetto che ha forse fatto discutere di più perché alcune scelte da parte di OnePlus non sono state del tutto chiare, né per quanto riguarda la scelta di sostituire la seconda fotocamera del 1+5, la cosiddetta “telephoto lens”, con una quasi del tutto uguale alla prima, ma con — a detta di OnePlus — migliori performance con poca luce, né per quanto riguarda la resa finale delle foto. Chi ha già provato la fotocamera non è rimasto soddisfatto, soprattutto se si mette a confronto la fotocamera del OnePlus 5T con i top cameraphone del momento, il Pixel 2 XL su tutti, ma anche cameraphone più “datati” come l’S8.

    Io purtroppo non posso fare confronti se non con il mio S7, che però dispone dello stesso sensore da 12 mpx dell’S8, ed è effettivamente una fotocamera molto performante sia dal punto di vista fotografico che dal lato video.​

    Per quanto mi riguarda, da appassionato di fotografia (e in particolare di fotografia street, andate a fare un salto sul mio sito paolopino.it, o seguitemi su instagram @blippophoto), per dedicare il giusto spazio a questa sezione ci vorrebbe un intero capitolo a parte, una sezione a sé stante, con tanto di singoli giorni da dedicare ad ogni aspetto della fotocamera. Ecco perché, non potendomi dilungare troppo, tenterò di toccare gli aspetti che secondo me contraddistinguono, nel bene e nel male i caratteri peculiari della/e fotocamera/e del OnePlus 5T.

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    Proverò a fare qualche test di poco conto se si considera la fattura meramente artistica, ma cercherò il più possibile di essere imparziale e cercherò di non farmi influenzare dai giudizi che girano in rete da un po’ di tempo a questa parte.

    Ad una prima occhiata le foto in condizioni di buona luce sono del tutto equiparabili a quelle del mio S7, ma al contrario di quest’ultimo la funzione di bilanciamento del bianco automatico non tende ad accentuare le luci gialle artificiali, che sono comunque facilmente attenuabili in post produzione, sia in jpg, sia in raw.

    Con la fotocamera anteriore però sono per caso capitato su una specie di bug. Uno strano comportamento del bilanciamento del bianco. Se ci si copre il viso e si è illuminati da una luce artificiale (almeno, questo era il mio caso, illuminato dal lampadario a casa con lo scaldacollo davanti alla bocca), il bilanciamento del bianco tende a shiftare tra luce calda e luce fredda, senza mai riuscire a fermarsi. Appena ho abbassato lo scaldacollo si è assestato. Non so da cosa possa dipendere.

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    Quando la luce cala, la qualità fa altrettanto. Purtroppo, e lo dico veramente a malincuore, le foto del 5T di sera soffrono parecchio l’assenza di una vera e propria stabilizzazione. Non dico che il mio S7 eccelle nelle foto notturne, ma di sicuro si riesce a guadagnare qualche stop con la stabilizzazione e ad ottenere foto meno mosse.

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    Ma le brutte notizie non finiscono qui. La doppia fotocamera posteriore, nonostante abbia — come sul 5 — l’opportunità di aumentare la focale di un 2x, di fatto passando da un equivalente 24mm ad un 50mm, si nota l’assenza di una lente dedicata, si vede palesemente che l’effetto è un crop del sensore. Cosa che accade anche sul mio S7, con l’unica differenza che sull’S7 devo usare il pinch to zoom, mentre sul 5T basta tappare un simboletto sullo schermo.

    Sinceramente, non sono un pixelpeeper, anzi trovo la pratica sconveniente e inutile: si guarda una foto nel suo complesso, raramente si apprezza qualcosa per come appare visto al 400% su uno schermo. Anche per questo chi si professa “mobile photographer” dovrebbe almeno per una volta provare a stampare qualche foto. Rende molto più dell’osservare sullo schermo qualcosa di non esattamente tangibile. È lo stesso motivo per il quale è più facile consumare (leggere) un libro stampato piuttosto che osservarlo su uno schermo.

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    In generale, se si va a zoomare sulle foto, si nota mancanza di nitidezza, i dettagli soffrono del famoso “effetto acquerello” sono leggermente “plasticose”. Non so se questo aspetto sia risolvibile con un aggiornamento software. Ne dubito, ma lo spero vivamente. Il mio S7 spesso e volentieri ha sostituito la fotocamera che uso di solito, una Fujifilm X100F, e lo ha fatto con notevoli risultati. È ovvio, un sensore piccolo, di qualsiasi smartphone, non può competere con uno APS-C, ma in ogni caso, l’S7 dal punto di vista della fotocamera non mi ha — quasi — mai deluso. I paragoni vengono naturali. Le implementazioni e la possibilità di aggiungere o rimuovere funzionalità alla fotocamera dell’S7 sono non solo ben concepite, ma aggiungono possibilità. Le funzionalità del 5T sono, onestamente, un po’ scarne. Mi sarei aspettato di più. È vero che molte delle cosiddette “modalità” si possono ottenere agendo dalla modalità Pro, ma per esempio, sull’S7 c’era una modalità “Cibo” che con un solo tap rendeva davvero più piacevoli le foto dei miei piatti e delle splendide torte preparate da mia moglie. E devo dire che mi manca sul 5T. È un risultato che ero abituato ad ottenere velocemente, e sinceramente mi manca.

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    Per quanto riguarda la modalità Pro, oltre ad una bella feature che permette di impostare due "memorie" di settaggi, quelli usati più di frequente, i file RAW in estensione .dng che produce il 5T sono di ottima qualità, in un ampio range è possibile recuperare ombre in caso di uno scatto troppo sotto esposto, ma sorprendentemente anche gli highlights, cosa non comune nei file RAW degli smartphone in genere. Ho provato ad editare le foto sia con Snapseed direttamente dallo smartphone, sia importandole in Lightroom, e la quantità di informazioni presenti non è affatto scarsa. Anzi, i file prodotti sono di 35 megabyte circa ognuno. Ma questa è diciamo l’unica buona notizia in un mare di disperazione.

    Due parole sulla modalità video. Non sono un esperto in questo campo. Ma mi preme dire che anche qua si sente la mancanza della stabilizzazione. Facendo un panning, il software cerca di correggere i miei movimenti come se erroneamente stessi muovendo verso destra o verso sinistra lo smartphone, e il risultato sono degli scatti innaturali, difficili da spiegare a parole. Se non altro sono riuscito a girarlo un video di pochi minuti in 4k. Sull’S7 era praticamente impossibile. Il più delle volte si bloccava o andava in force close. E l’Exynos scaldava da morire. Qui invece niente di tutto questo. Me lo aspettavo però. È uno smartphone costruito per essere potente. Forse su uno di quei gimbal per smartphone potrebbe migliorare di non poco la resa. Ma solo se aggiungeranno una sezione impostazioni anche per la modalità video, dalla quale magari poter disattivare la stabilizzazione elettronica.

    Al di là del piccolo bug riscontrato (per la verità è una sciocchezza, chi si fa i selfie col volto coperto?) la fotocamera frontale del 5T è molto meglio confrontata a quella del mio S7, che soffre di un erroneo allineamento di fabbrica per cui — essendo una fotocamera a fuoco fisso — tutto ciò più vicino di 80 cm è fuori fuoco, mentre lo sfondo, che dovrebbe essere in secondo piano, è sempre nitido. Sulla fotocamera frontale del OnePlus 5T invece, per fortuna, nessun problema.
    Altro aspetto non chiarissimo è quello dei selfie con “effetto bellezza”. L’anteprima mostra sì qualche lieve cambiamento nei lineamenti del viso, ma anche se si applica l’effetto al massimo l’anteprima non sarà mai uguale al risultato finale, nel quale si appare come dei liscissimi bambolotti. Per me una “feature” del tutto inutile, avrebbero potuto sviluppare altre funzionalità per la fotocamera posteriore piuttosto che una cosa che in Europa non usa più nessuno.

    Concluderei questo triste calvario portandolo verso la scelta puramente costruttiva, avrei preferito una singola fotocamera fatta veramente bene piuttosto che due fotocamere che fanno — male — la stessa cosa. La scelta è — solo in parte — perdonabile, solo perché questo modello è un’iterazione del OnePlus 5, e quindi la produzione di una doppia camera — ipotizzo — non comporta maggiori spese riguardo al taglio della scocca posteriore. Ma lievi modifiche son state fatte, come l’aumento della sporgenza della fotocamera. Quindi perché non tagliare la testa al toro e metterne una sola, come è stato fatto, coraggiosamente, e con ottimi risultati, sui nuovi Pixel ad esempio?

    È questo che non mi spiego certe volte riguardo OnePlus: vantano una community per lo più di “esperti”, possibile che nessuno dica che la doppia camera in sé non è preferibile se per farla bisogna rinunciare ad altre cose fondamentali, come una stabilizzazione ottica e una migliore resa dell’app?

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    Nella fotocamera del 5T c’è proprio qualcosa che non quadra. Si percepisce la mancanza di nitidezza anche osservando le foto direttamente sullo schermo dello smartphone. Non c’è bisogno di ingrandirle.
    Per questo ti chiedo OnePlus, ti prego: il OnePlus 6 fallo con una vera fotocamera, una sola, che faccia delle foto all’altezza dei top di gamma. Sinceramente se voglio fare dei ritratti uso una reflex con un sensore degno di questo nome e un’ottica di livello, non avete bisogno di queste macchinazioni di marketing, non vi aiutano.

    In conclusione è quindi ovvio che quando parliamo di fotocamera stiamo parlando del tallone d’achille del OnePlus 5T, senza nessun dubbio. Lo dico a malincuore, perché avrei voluto che questo smartphone mi spiazzasse da tutti i punti di vista.
     
    Last edited: Dec 7, 2017

    #3
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  4. blippo
    Donut Dec 6, 2017

    blippo , Dec 6, 2017 :
    DAY 4 - PERFORMANCE
    GIORNO 4 - PRESTAZIONI

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    Se ieri abbiamo, in un certo senso, toccato il fondo con la fotocamera, oggi parliamo, e premetto non approfonditamente, di uno dei grandi punti di forza di questo smartphone: le prestazioni.

    Il modello che sto testando è quello da 8Gb di RAM e 128GB di memoria interna.

    Inutile dire che le operazioni più semplici di tutti i giorni si fanno in velocità. Il 5T è un fulmine in tutto quello che fa. Leggere mail, navigare, fare photo editing, scrivere note, è tutto fluido e senza intoppi. Ma per mettere un po’ in difficoltà il suo Snapdragon 835 abbinato agli 8Gb di RAM, bisogna installare qualche gioco.

    Ho una precisazione da fare: non sono un mobile gamer. Raramente gioco su smartphone, anzi, al gamepad preferisco mouse e tastiera, il PC mi dà di gran lunga l'esperienza di gioco più soddisfacente. Tuttavia non nego di aver provato alcuni classici del calibro di Alto’s Adventure ma soprattutto Jetpack Joyride, che credo sia quello al quale ho giocato di più negli ultimi anni.

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    In questo momento sto scrivendo larecensione su Gdocs, ho piu di 20 app aperte (tra cui almeno 4 o 5 giochi particolarmente pesanti), ho editato e pubblicato su Instagram, ho aperto parecchi giochi, li ho lasciati ritornando alla home e già normalmente restano in memoria. Memoria che, attualmente, è occupata solo per metà circa. In più c'è la possibilità di bloccare in memoria le app che desideriamo restino in background tramite un lucchetto posto in alto a destra quando si preme sul tasto delle app recenti. Ciò ci consentirà di tenere in memoria pressoché tutte le app che vogliamo. E ripeto: non ho riscontrato nessun impuntamento o esitazione da parte del software. Forse solo in un’occasione: quando si va a sbloccare lo schermo avendo in primo piano un gioco che viene visualizzato in landscape, allora c'è quell’attimo in cui il 5T non sa come comportarsi, ma è appunto una frazione di secondo.

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    Siccome quando si parla di performance si parla soprattutto di gaming, gli sviluppatori dell'Oxygen OS hanno pensato di inserire, all'interno delle impostazioni, sotto la voce Avanzate, un’opzione che permette di non essere disturbati durante le fasi di gioco, oppure di scegliere, nel caso di una chiamata, di rispondere automaticamente tramite viva voce.

    Ma la velocità di questo smartphone la si nota non solo nel far girare le applicazioni. Il face unlock è qualcosa di sbalorditivo. Sblocca il telefono in infinitesime frazioni di secondo, e quando non funziona a causa delle situazioni ambientali, c'è comunque il sensore di impronte, anche esso impeccabile. A proposito di face unlock: molti dicono che non riesca a funzionare in condizioni di luce scarsa, cosa che invece a me non è successa. Tenendo la luminosità dello schermo ad un livello medio-alto infatti, è lo schermo stesso ad illuminare il volto ed il face unlock funziona lo stesso. E funziona anche se ci si mette gli occhiali da vista. Se ci si copre la bocca con sciarpe o scaldacollo invece no. Ma è plausibile. Non l'ho testato con gli occhiali da sole.

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    Infine, queste altissime prestazioni vengono affiancate da un processore e da una scocca che abbinati non scaldano mai, nemmeno sotto i processi più intensivi.

    Insomma, considerate le specifiche e le premesse, mi verrebbe da riassumere il giorno delle prestazioni con il “famoso adagio”: Ti piace vincere facile?
     

    Attached Files:

    Last edited: Dec 7, 2017

    #4
  5. blippo
    Donut Dec 7, 2017

    blippo , Dec 7, 2017 :
    DAY 5 — DASH CHARGE / POWER CONSUMPTION DAY
    GIORNO 5 — DASH CHARGE / CONSUMI / BATTERIA

    Io sono uno di quelli che tra le cose importanti in uno smartphone mette tra i primi posti — forse al secondo dopo la fotocamera — la durata della batteria. Sono uno dei pochi rimasti ancora convinti che avere batterie rimovibili fosse una scelta oculata se si ragiona mettendo al primo posto l’avere lo smartphone pressoché sempre acceso.

    La questione la pongo così: se hai due o tre batterie da poter sostituire durante la giornata, non c’è neanche il bisogno di tenere attaccato lo smartphone al muro. Un device portatile dovrebbe avere come prerogativa l’essere appunto portabile ovunque senza né il bisogno di essere ricaricato, né tantomeno il bisogno di essere collegato ad altri pesanti ed ingombranti erogatori di energia. Si, parlo dei migliori amici dei possessori di smartphone, i power banks, un dispositivo che io mi sono sempre rifiutato di comprare e tantomeno portare perché fallava completamente la prerogativa di uno smartphone di essere portatile. Piuttosto, con una breve interruzione di meno di un minuto potevo sostituire la batteria, e avevo a disposizione altra energia senza il bisogno di dovermi tenere attaccato a nulla, né ad un mattone, né ad una presa di corrente.

    Ma le cose sono andate diversamente da come avrei sperato, e l’ultimo tentativo di creare batterie rimovibili è stato quel flop incredibile dell’LG G5. Effettivamente la batteria era davvero infima (2.800 mAh), anche se la gestione delle risorse fu fatta se non erro abbastanza bene. Se si fosse riusciti ad aumentare a 3.500 mAh la capacità delle batterie sarebbe stata un’ottima trovata.

    Con l'abbandono delle batterie rimovibili da parte di praticamente tutti i produttori di smartphone ho dovuto accontentarmi di device con batterie non rimovibili. Prima dell’S7 l’unico telefono avuto senza la possibilità di rimuovere la batteria è stato un iPhone 3Gs. Ricordo che nell’ultimo periodo la batteria mi durava circa 4 ore quando mi andava bene. Con l’S7 ovviamente è andato tutto abbastanza bene. Nulla che mi abbia fatto gridare al miracolo, ma è un telefono che permette di raggiungere tarda sera con un uso medio (no gaming, mail, telefonate, photo editing, musica, youtube e social in genere). Il problema con l’S7 è che sotto GPS consuma come un’idrovora, difficilmente riuscivo ad arrivare a fine giornata, anzi era molto probabile che, staccando il telefono dalla presa al 100% verso le 8 del mattino, e usando molto le mappe di Google, arrivavo a telefono quasi spento entro le 18-18:30.

    Ecco, nonostante io sia uno di quelli che reputa la batteria un fattore predominante nella scelta del prossimo smartphone, non sono così maniacale da andare a monitorare con apps apposite cosa consuma di più, e quali siano le statistiche di ogni singolo processo. Mi piace osservare in generale come reagisce lo smartphone alle sollecitazioni ed a determinati modi di utilizzo.

    In generale, durante questi primi giorni di utilizzo il OnePlus 5T si è comportato egregiamente nel consumo di batteria. Oggi il suo utilizzo è stato ad esempio molto blando. Ma ho staccato il telefono dalla presa alle 4 del mattino, e ora, alle 22:17 è ancora al 52%. Non ho ricaricato durante il pomeriggio, proprio per capire quanto potesse consumare. Per la verità a parte qualche partitella a Geometry Dash, qualche ricerca su google, una registrazione audio con consecutivo editing, controllato le mail, molto Telegram, un paio di brevissime telefonate, e qualche messaggio su Whatsapp, non ho fatto molto. Ah si, il mio consueto photo editing e pubblicazione su Instagram. Ma anche quello è durato qualche minuto. Dunque, sotto un uso light come quello di oggi, probabilmente il telefono sarebbe stato in grado (il condizionale è d’obbligo) di portarmi anche oltre le 24 ore.



    Ieri invece, per testare le performance ho messo a dura prova il processore, che pur non scaldando mai, ha in un certo senso accusato il colpo. Ma anche così, con un uso medio-intenso — mi manca di testare il GPS — il OnePlus 5T è arrivato a mezzanotte (staccato sempre intorno alle 3:30 - 4:00) con il 32%.

    Insomma, più che le capacità nominali della batteria, da 3,300 mAh — stessa del modello precedente — ho come l’impressione che qua sia stato fatto molto dal team di OnePlus per ottimizzare il rapporto tra hardware e software. Ed è stato fatto molto bene.

    A questo aggiungiamoci il Dash Charge, il metodo proprietario di caricamento della batteria di OnePlus, che è davvero velocissimo. Sinceramente non mi aspettavo qualcosa di così rapido. OnePlus dichiara un giorno di batteria con mezz’ora di carica. Sinceramente non ho provato a testarlo. Ma possiamo fare ora un test: metto a caricare ora la batteria. Siamo al 51% e sono le 22:38. Quanta batteria otterrò entro la fine dell'articolo?

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    Mentre carica però lasciatemi dire una cosa a cui non si pensa: il Dash Charge ha anche un paio di lati negativi: il primo è quello che riguarda la vita media della batteria. Caricando così velocemente la vita media della batteria si abbassa notevolmente. In secondo luogo avere un caricatore proprietario non è un vantaggio. In auto non ce l’ho, ho un caricatore che ha una presa “normale” ed una Qualcomm Quick Charge 3.0, che non essendo compatibile con il OnePlus 5T carica comunque ad una velocità non propriamente accettabile. Sulla scrivania ho un multipresa Aukey, anche questo con una presa Quick Charge, ma per usufruire al massimo della velocità del Dash Charge devo necessariamente connettere il caricatore proprietario al cavo, anch’esso necessario alla carica veloce — non credo vi siano cavi di terze parti che supportino il Dash Charge — e ciò crea tre situazioni non propriamente piacevoli: la prima è quella di dover ricorrere ad una presa libera, quando ho già occupata quella del caricatore multipresa. La seconda è quella che si crea nel caso di mobilità, e quindi dovrò comprare un caricatore proprietario per auto che costa — ho controllato adesso — ben 29,95 euro più spedizione. La terza è quella che si potrebbe venire a creare nel caso di guasto del caricatore Dash, dovrei necessariamente comprarne uno nuovo, che costa ben 35 euro a prezzo pieno (ora a 31,95, scontato). Mi ricorda un po’ quelle cose fatte da Apple con tutti i caricabatterie per i macbook a prezzi esorbitanti. Da qui a creare dei dongle costosissimi che fanno una sola cosa alla volta è un attimo.

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    E così siamo alla fine. Sono le 23:15, è passata poco più di mezz’ora, e la batteria è passata dal 51% al 93%. E mi dice che alle 23:20 sarà al 100%. Direi che questa è la prova che il Dash Charge funziona ottimamente. Peccato non ci siano caricatori di terze parti.
    In conclusione, da fissato, spero ancora in un top di gamma che possa reggere tre o più giorni. Ecco perché sì, il lavoro fatto da OnePlus è da giudicare positivamente — senza gridare al miracolo per quanto riguarda soprattutto lo sfruttamento di una batteria che nominalmente non è il massimo, ma che riesce a rendere molto bene grazie a un software che non pesa come un macigno sui consumi.

     

    #5
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  6. blippo
    Donut Dec 8, 2017

    blippo , Dec 8, 2017 :
    DAY 6 — OXYGEN OS DAY
    GIORNO 6 — OXYGEN OS

    Prima di addentrarmi nella recensione di oggi, vorrei fare qualche premessa dal punto di vista puramente storico.

    Nello sterminato mondo delle ROM, tra quelle dei produttori e quelle cosiddette cucinate, ho sempre preferito quelle degli sviluppatori indipendenti. Il mio primo smartphone Android fu un HTC Tattoo, che montava una stock rom di Android 1.6. All’epoca non sapevo ancora dell’esistenza del modding, e dopo una parentesi con iPhone 3Gs (moddato con Cydia dopo un anno di stock iOS), passai a Galaxy S III (all’epoca Samsung usava ancora i numeri romani). Non vi dico quanto fosse più adatto a me il mondo Android. La possibilità di personalizzazione era incredibile rispetto al sistema Apple, ma soprattutto, se ci si chiedeva “si può fare questa cosa X?” il più delle volte la risposta era sì, mentre il più delle volte, all'epoca, gli iPhone potevano fare poco o niente rispetto a un device Android.

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    La TouchWiz dell’epoca era veramente qualcosa di sconcertante rispetto a quella di oggi, e incominciai a pensare di fare il root al telefono per aggiungere funzionalità tramite l’installazione di Rom di sviluppatori indipendenti. Scoprì l’infinita comunità di XDA, che, anche se un po’ criptica, era comunque una fucina di sviluppatori incredibile. È lì che ho scoperto CyanogenMod, Resurrection Remix, ma soprattutto una delle migliori ROM dell’epoca, la Paranoid Android, che offriva una serie di funzionalità all’avanguardia per l’epoca, tra cui la disattivazione dei tasti soft touch sulla scocca dell’S III, e l’attivazione dei tasti a schermo, cosa che mi consentì finalmente il poter passare il cellulare a qualcuno senza che si attivassero accidentalmente mille opzioni e funzioni. oltre al poter stringere il device in modalità landscape senza preoccupazioni. Ho sempre odiato quei tasti sulla scocca. E li ho odiati anche quando sono passato al Galaxy S7. Non ho effettuato il root sull’S7 perché gran parte delle funzionalità e personalizzazioni che erano possibili una volta solo tramite Rom cucinate, ora erano di fabbrica. Il problema dei tasti soft touch ho finito per tollerarlo, ma ha continuato ad essere una di quelle cose che mi ha fatto odiare Samsung. Tuttavia ci sono passato sopra, la completezza dell’app Fotocamera mi ha fatto dimenticare tutte le altre mancanze di quel telefono — compreso il lettore di impronte lento e impreciso, e l’inutilità di un’enorme quantità di bloatware.

    In generale dunque, ho sempre preferito un’esperienza Android Stock, con qualche funzionalità e personalizzazione in più, fondamentalmente per funzioni e azioni che potessero rendere l’uso dello smartphone più fluido e meno macchinoso. Non modificherei mai un OS solo per cambiarne l’aspetto. L’importante è principalmente la praticità, poi viene la bellezza.

    Ma su Oxygen OS è stato fatto tutto: eleganza, funzioni, semplicità e assenza di fronzoli inutili che servono solo ad appesantire il sistema operativo senza aggiungere nulla (carissima Samsung, è vero? Quelle belle app duplicate come Calendario, Messaggi etc…)

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    Si possono personalizzare tantissime cose, che oltre a migliorare l’aspetto, possono migliorare anche le prestazioni. Vedi ad esempio il tema dell’interfaccia che può essere impostato su “scuro” che permette di settare la schermata delle impostazioni e del menu a tendina su una schermata nera, che su schermo Amoled permette di risparmiare notevolmente la batteria, visto che la parte di schermo nera equivale a pixel totalmente disattivati, spenti. E non mi stancherò mai di ringraziare OnePlus per la possibilità di scegliere sRGB tra le impostazioni del Display

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    Altre cose, che hanno il sapore di abbellimenti fini a sé stessi, sono la possibilità di modificare il colore di accento degli switch di attivazione e disattivazione delle funzioni, oltre che i toggle del menu a tendina. Tuttavia questa possibilità di scelta crea un sapore di "unicità", un qualcosa di personale.​

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    Gradito il fatto che possano essere invertiti i tasti multitasking e indietro, ma mi sarebbe piaciuto avere più opzioni a disposizione, come per esempio la possibilità di scegliere lo spessore della barra di navigazione, o qualche funzionalità in più per il sensore di impronte, per esempio per scorrere tra le immagini nella galleria facendo uno slide sul sensore da sinistra a destra o viceversa.

    La più grossa falla purtroppo è la gestione della luminosità automatica. Semplicemente non funziona. In tutte le condizioni di luce, la luminosità automatica tende a scendere al minimo. Ho dovuto infatti disabilitarla e gestirla manualmente. Spero vivamente sia una cosa che verrà risolta con un aggiornamento.

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    E come accade per altri aspetti del telefono, anche qui OnePlus si è persa in un bicchier d’acqua. Invece di implementare l'attivazione “classica” di Google Now, si sono inventati questa pagina con i widget, sì personalizzabile, ma che lascia un pò il tempo che trova. Infatti mi sono trovato a non utilizzarla mai. Arrendendomi, per l'ennesima volta, sono dovuto ricorrere al sempre validissimo aiuto di Nova Launcher. Lo swipe dal basso partendo da ogni punto sullo schermo mi attiva Google Now.

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    Se devo ricorrere ad un software di terze parti per attivare delle funzionalità, vuol dire che gli sviluppatori hanno fallito in questo frangente.

    Ma si tratta pur sempre di due piccole cose (la luminosità automatica e il laucher non del tutto in linea con l’esperienza stock) che possono essere risolte in un futuro update.

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    In generale comunque l’Oxygen OS è una ROM ben costruita, avanti anni luce rispetto ai grandi produttori, incapaci di ascoltare le esigenze dei consumatori. In pratica non c’è nessuno che vuole dei sitemi operativi infarciti di roba che o non serve o fa qualcosa che fa già qualche altra app di Google. Onore a OnePlus per aver capito che in questo caso togliere è meglio che aggiungere, è un bene sia per chi è alle prime armi, sia per chi è pratico di Android e ne conosce ogni “anfratto”.
     

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    Last edited: Dec 8, 2017

    #6
  7. blippo
    Donut Dec 9, 2017

    blippo , Dec 9, 2017 :
    DAY 7 — CONCLUSION DAY
    GIORNO 7 — CONCLUSIONI

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    Siamo arrivati alle conclusioni, dove potrò tirare le somme di quanto già detto ed aggiungere qualche dettaglio, qualcosa che ho notato all'ultimo minuto.

    PRO
    Partiamo dai Pro già consolidati
    : una costruzione impeccabile, unita a una versione software di Android di tutto rispetto. La Oxygen OS è una ROM che fa molto bene in generale, molto vicina ad una esperienza d’uso in pieno stile Google stock, veloce e poco infarcita di inutilità. La combinazione 8/128 GB credo sia un’ottima scelta future proof, e magari riusciremo a vedere addirittura Android P su questo device?

    La community OnePlus è un altro valore aggiunto a questo smartphone. Avere continui riscontri sui bug e richieste di migliorie e saperle ascoltare, fa di OnePlus uno dei produttori più vicini alla propria utenza.

    La qualità del display è notevole, e il fatto che sia un Amoled va a vantaggio dei consumi, che possono ritenersi contenuti, considerando le capacità nominali della batteria. Per me che sono appassionato di fotografia è stata una bella sorpresa notare che il suddetto display può essere settato su diversi profili colore, tra cui quello che utilizzo con la mia mirrorless, sRGB.​

    Le possibilità scelta sembrano essere i veri punti di forza di questo 5T. Due esempi su tutti:

    • lo sblocco con il lettore di impronte può essere sostituito o affiancato da quello del volto, che magari non è così affidabile o complesso come quello dell’iPhone X, ma è molto più veloce di quest’ultimo, è davvero istantaneo. Se non si vuole utilizzare nessuno di questi metodi ci sono quelli classici del pin o della sequenza, o della password, oppure si può completamente disattivare. Più scelte di così…

    • Al contrario della ignobile e stupida moda del “leviamo il jack per le cuffie che fa più figo (e perché ci permette di fare un sacco di soldi sulle cuffie wireless)”. Ho la possibilità di scegliere se usare i miei auricolari in ear Bluetooth, o quelli dotati di cavo, o addirittura se usare le mie cuffie over the ear di alta qualità per godere al massimo dell’audio proveniente dallo smartphone.
    Ma le scelte da poter fare sono molte, la personalizzazione è altamente presente anche se non così preponderante come lo può essere sulle ROM di sviluppatori indipendenti, ma credo le scelte siano state fatte con parsimonia per evitare un’ “effetto tsunami” delle personalizzazioni sulla semplicità di utilizzo.

    Mi preme aggiungere alcune chicche che non ho incluso nelle reviews dei giorni passati:

    • la modalità lettura che rende tutto il display in bianco e nero, aiutando gli occhi a non essere distratti da mille colori;

    • lo schermo, una volta tolta la pellicola protettiva applicata in fabbrica risulta piacevolissimo nell’utilizzo, ma soprattutto sorprendentemente oleofobico;

    • le notifiche a schermo spento sono di un’eleganza e di un minimalismo che spesso mi fermo a guardare lo schermo fino a quando non svaniscono nel corposissimo nero del display Amoled.

    • la potenza dell’antenna wifi è notevole. Riesco a prendere benissimo il mio router anche da sotto al palazzo. Cosa che non era possibile con il Galaxy S7.

    Al di là del OnePlus 5T in sé, secondo me un enorme merito per l’azienda è quello di aver evitato sia la grande distribuzione sia i canali pubblicitari “tradizionali”. Difatti entrambi i modelli disponibili sono acquistabili ufficialmente soltanto dal sito ufficiale, e né in TV né in radio, né tantomeno sui giornali si sono viste pubblicità del OnePlus 5T.
    Tutto ciò contribuisce a creare quello che poi è il punto di forza forse più grande di questo smartphone: il prezzo. Alla metà o meno rispetto ai flagship più “blasonati” il 5T può considerarsi l’unico top di gamma che non sfora prezzi assurdi che vanno oltre gli 800 o persino oltre i 1000 euro.

    Lo fa rinunciando ad alcune “features” che vedremo tra i “contro”, ma che in certi casi non sono così necessarie in uno smartphone come potremmo credere.

    CONTRO
    Cominciamo dal big mistake: la fotocamera
    . A partire dalla scelta di aumentare il bump rispetto al OnePlus 5 invece di approfittare e aumentare la batteria e lo spessore dello smartphone lasciando inalterato il bump della fotocamera, o facendolo sparire del tutto (MAGARI SUL 6!).

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    Altra scelta discutibile — almeno fino ad un futuro e corposo bux fix — è quella della modifica della seconda fotocamera da un 2x ad una fotocamera identica alla prima ma che dovrebbe migliorare la resa in condizioni di scarsa illuminazione. Cosa che non succede affatto, e lo zoom — di fatto un crop sul sensore — ha la qualità di fotocamere entry level di 8-10 anni fa.

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    Ho provato un po’ più approfonditamente la modalità Pro della fotocamera, e purtroppo non posso dirmi soddisfatto. Settando la messa a fuoco su manuale si ottiene una velocità di scatto dimezzata. E la cosa non si spiega, visto che se il fuoco è bloccato, la camera non dovrebbe fare nessuno sforzo a scattare senza pressoché nessun ritardo.

    Altri passi avanti potranno essere fatti correggendo il comportamento del sensore di luminosità. Di fatto, ora come ora la luminosità automatica non funziona.

    Ho provato il registratore di suoni incluso con Oxygen e devo dire che sono rimasto abbastanza deluso. Si può solo registrare senza nessun tipo di personalizzazione, e in più non è presente un editor per le tracce registrate. Quello presente sul mio S7 è molto più completo.

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    NEUTRO
    Una cosa che sta a metà strada tra gli aspetti negativi e quelli positivi è il Dash Charge. Bellissimo, velocissimo, ma non si trova nessun caricatore da scrivania multipresa o un caricatore da auto di terze parti (essendo una esclusiva Oppo/OnePlus).

    Altro aspetto che metto nei “voti neutri” è il rapporto del display. Perché per quanto bello, oleofobico, grande, nitido, i 6 pollici si aumentano solo verticalmente si perde tutto il vantaggio di avere 6 pollici. Avrei preferito un 16:9, ma sono gusti personali.

    Qualcuno direbbe che qui manca la certificazione IP67/IP68, ma ad essere sincero non credo che sia un fattore sul quale ci si basa quando si acquista uno smartphone, a meno di essere un coach di pallanuoto, o un istruttore di delfini. A me personalmente in questa settimana di utilizzo non è mancato affatto questo fattore che avevo presente sull’S7. Tuttavia sull’S7 se cadeva qualche goccia sullo schermo, il display diventava totalmente inutilizzabile: le gocce d’acqua venivano considerate come tocchi, quindi per quanto fosse impermeabile, era del tutto inutile.

    Infine, l’ultimo punto “neutro” è essere usciti con Nougat a bordo piuttosto che con Oreo. La questione può essere del tutto ribaltata se la si pone in questi termini: gli sviluppatori hanno preferito aspettare di avere a disposizione una versione di Oreo davvero funzionante, e non hanno voluto rilasciare un telefono magari pieno di bug solo per gridare “abbiamo Android 8!”. Ricordo come girava bene il mio S7 sotto Marshmallow. L’aggiornamento a Nougat è stato fatto non solo con ritardi biblici, ma è stato fatto anche malissimo. Il device è invecchiato di 10 anni nello spazio di un aggiornamento. Ecco perché il voto è neutro. Aspettare per qualcosa di funzionante è buona cosa, ma confido negli sviluppatori della Oxygen.


    Cos’altro manca a questo 1+5T? Mi sarebbe piaciuta una modalità desktop come la si può trovare su S8, o meglio ancora sui nuovi Mate 10 /10 Pro di Huawei (dove non c’è neanche bisogno di un dock dedicato), ma è un plus che non credo si utilizzi se non in situazioni davvero particolari.


    Consiglierei il 5T agli amici e familiari? Probabilmente si, ma solo se:

    • vogliono un top di gamma
    • non vogliono spendere un occhio per un top di gamma
    • non mettono tra le priorità la fotocamera

    Concludo così la mia 7DayReview, mi sono divertito molto a scriverla. Spero di aver contribuito, con i miei punti di vista non sempre in linea con “la massa”, a chiarire alcune criticità e a sottolineare i punti di forza del OnePlus 5T.
     
    Last edited: Dec 9, 2017

    #7
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